SCHEDE FILM

INGMAR BERGMAN - Itinerari spirituali nel cinema moderno

Sala Esse - giovedì 9 maggio 1996

La fontana della vergine

Titolo originale

Jungfrukallan

Regia

Ingmar Bergman

Interpreti

Tor Borong (contadino)

Gudrun Brost (Frida)

Axel Duberg (il magro)

Allan Edwall (il mendicante)

Leif Forstenberg (contadino)

Tor Isedal (il muto)

Gunnel Lindblom (Inger)

Oscar Liung (Simon)

Birgitta Petterson (Karin)

Ove Porath (il ragazzo)

Axel Slangus (il ragazzo del ponte)

Birgitta Valberg (Mareta)

Max von Sydow (Tore)

Sceneggiatura

Ulla Isaksson

Fotografia

Sven Nykvist

Musica

Erik Nordgren

Montaggio

Oscar Rosander

Nazionalita'

Svezia

Anno

1959

Durata (in minuti)

89

Produzione

Svensk Filmindustri

Distribuzione

Indief

La trama

Karin, la giovanissima figlia di Tore, un ricco proprietario terriero di Venge, è violentata e uccisa da tre pastori che ha incontrato nel bosco mentre si recava ad un santuario dedicato alla Madonna. Per un caso fortuito i tre assassini, compiuto il misfatto, chiedono ospitalità per la notte nella fattoria di Tore, dove vengono accolti e sfamati dai genitori della fanciulla, ancora ignari di tutto. Ma uno dei tre tenta di vendere alla madre della ragazza il vestito che essi le hanno strappato di dosso, dopo averla uccisa. Tutto si fa allora improvvisamente chiaro e Tore, con l'aiuto della moglie che gli ha rivelato ogni cosa, uccide selvaggiamente i tre pastori. Tore con la moglie ed i servi si recano poi sul luogo dove Karin e' stata uccisa. Al cospetto della figlia morta egli allora si avvede che la vendetta e' stata per lui sterile. Allora in segno di espiazione egli promette a Dio di costruire una chiesa sul luogo stesso. Quando mani amorose sollevano il corpo della fanciulla, dalla terra dove posava sgorga miracolosamente una sorgente.

Sergio Trasatti su "La fontana della vergine"

Dopo "Il volto" Bergman si concesse qualche mese di pausa. L'attività cinematografica vera e propria riprese con "La fontana della vergine", che a Bergman frutto il primo Oscar e molti applausi al Festival di Cannes del 1960.

[... ...] Il film, che rinuncia quasi completamente al dialogo e si affida unicamente alle immagini, si snoda in un clima teso, ansioso, quasi livido. Il dosaggio della colonna sonora corrisponde all'intento di suggerire una meditazione spirituale. È un'opera mistica, ma il suo misticismo ha un sapore aspro, forte. La trascendenza per l'uomo è lontana: si intravede al di là di un tunnel di orrore e di sangue. Le sequenze dello stupro e della vendetta sono di un allucinante realismo: la violenza è perpretata a freddo, quasi secondo una logica inevitabile.

[... ...] Il contesto è simile a quello di "Il settimo sigillo", ma qui lo sguardo non spazia sulle grandi piaghe dell'umanità, si limita a presentare uno scorcio di brutale violenza privata. Rispetto a "Il settimo sigillo" cambia pertanto il ritmo, che qui è più lento: il racconto ha un andamento ieratico, assorto. La poesia nasce dalle piccole cose di tutti i giorni: piccole gioie cancellate da grandi dolori. Ma "La fontana della vergine", pur nella sua cupa ispirazione, rimane una delle opere di Bergman più nitidamente aperte alla speranza. La fontana che scaturisce sul luogo dell'assassinio della vergine innocente tornerà come simbolo in non poche citazioni dell'acqua purificatrice come, ad esempio, nel finale de "Il silenzio".

[da Ingmar Bergman di Sergio Trasatti Editrice Il Castoro S.r.l.]

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