
SCHEDE FILM


Sasom i en spegel
Ingmar Bergman
Harriet Andersson (Karin)
Gunnar Biornstrand (David)
Lars Passgard (Frederik detto Minus)
Max von Sydow (Martin)
Ingmar Bergman
Ingmar Bergman
Sven Nykvist
Erik Nordgren
Ulla Ryghe
Svezia
1960
89
Svensk Filmindustri
Indief
Karin, col marito medico Martin, il fratello Minus ed il padre scrittore David, trascorrono le vacanze su un'isola dei mari del Nord. Karin, uscita da una clinica psichiatrica, preoccupa molto Martin, che l'ama e che sa come la donna sia incurabile. Non conosce però le sue periodiche allucinazioni durante le quali Karin si reca in una camera in soffitta e ode alcune voci che le annunciano la venuta di un qualcuno, che ella è convinta essere Dio. David, d'altro canto, pur amando la figlia, è preoccupato dei suoi successi di scrittore e annota i sintomi della malattia di Karin su un diario per poterne eventualmente trarre l'ispirazione per un suo romanzo. Karin scopre questo diario e viene a sapere di essere senza speranza. Ciò provoca in lei un trauma e si confida con Martin, che cerca di consolarla. Durante una gita in barca, fra Martin e David, soli, avviene un colloquio piuttosto violento, durante il quale David comprende e ammette i suoi errori e cerca un riavvicinamento alla famiglia. Karin, intanto, rimasta sola sull'isola con Minus, confida al fratello le sue visioni nonché il fatto che per vivere in questo nuovo mondo ella si allontana sempre più dal marito. Al ritorno di Martin e David, Karin chiede di ritornare in manicomio, distaccandosi per sempre da un mondo nel quale ormai non può trovare piu' pace. La sua decisione provoca peraltro un riavvicinamento fra Minus e il padre, i quali d'ora in poi riusciranno a comprendersi meglio.
"Come in uno specchio" inaugura la trilogia dedicata specificatamene al problema religioso, che sarà completata, nel breve arco di due anni, da "Luci d'inverno" e "Il silenzio". Di fatto, questi tre film sembrano prestarsi a un'analisi globale. Troppe sono le analogie sostanziali, troppe quelle formali. Bergman era solito suggerire che i suoi film fossero esaminati singolarmente, ma egli stesso accomunò i tre film nella seguente classificazione: "Trattano di una riduzione. Come in uno specchio: certezza conquistata. Luci d'inverno: certezza messa a nudo. Il silenzio - silenzio di Dio - la copia in negativo. Perciò formano una trilogia".
Si è molto parlato del significato religioso finale delle tre opere viste in successione, e qualcuno si è meravigliato dello strano itinerario. Lo avrebbe preferito inverso, dal dubbio alla certezza. Ma l'apparente incongruenza si spiega accettando una lettura più semplice della trilogia. Bergman non vuol dimostrare qualcosa. Vuole soltanto proporre qualcosa alla riflessione, vuole stimolare alla ricerca. E lo fa di volta in volta presentando personaggi - persone a loro volta in stato di ricerca. Non è né credente è ateo. È solo un uomo desideroso, nel suo cammino di artista, di far partecipare il suo prossimo alle sue meditazioni, alla sua avventura nella foresta del silenzio dell'infinito. [... ...]
Stilisticamente la trilogia rivela la tendenza a circoscrivere sia lo spazio, sia il tempo.
Le vicende si svolgono in ambienti rigorosamente chiusi e in segmenti temporali bevi, ben delimitati. È l'uomo prigioniero delle sue angosce l'oggetto dell'attenzione del regista.
[......]La ricerca dell'infinito avviene su due binari principali e su un binario secondario. I binari principali sono Karin e David. Il binario secondario è Minus. Nessun binario segue il personaggio di Martin, sempliciotto medico positivista, banale, incapace, nonostante la sua apparente gentilezza, di dar risposta all'ansia d'amore che lo circonda. Il binario Karin parte da un presupposto, la malattia mentale, che induce la donna a una sorta di sdoppiamento esistenziale tra la realtà e le sue fantasie. [... ...] Diverso è il percorso di David. All'inizio del film è un uomo che sbaglia tutto. Ha sbagliato a lasciare la famiglia, sbaglia pensando di lasciarla di nuovo. Ha portato regali inutili e poco graditi... Ma David è un peccatore in fase di conversione. [... ...]
Resta da svelare il mistero del titolo. Le parole "come in uno specchio" sono tratte dagli Atti degli apostoli, e più esattamente dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinti, capitolo 13, versetto 12: "Adesso noi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia". [da Ingmar Bergman di Sergio Trasatti Editrice Il Castoro S.r.l.]
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