
SCHEDE FILM


Nattvardsgasterna
Ingmar Bergman
Lars-Olof Andersson
Eddie Axberg (Johan Strand)
Gunnar Bjornstrand (Tomas Ericsson)
Tor Borong (Johan Akerblom)
Lars-Owe Carlberg
Elsa Ebbesen
Alan Edwall (Algot Frovik)
Ingmari Hjort
K. Knudsen (Aronsson)
Stefan Larsson
Gunnel Lindblom (Karin Persson)
Christer Ohman
Johan Olafs
Bertha Sannell (Hanna Appelblad)
Ingrid Thulin (Marta Lundberg)
Olof Thunberg (Frederik Blom)
Max Von Sydow (Jonas Persson)
Ingmar Bergman
Ingmar Bergman
Sven Nykvist
Ulla Ryghe
Svezia
1962
81
Svensk Filmindustri
Indief
Quando il pastore protestante Tomas Ericsson ha concluso la celebrazione, giungono in chiesa i coniugi Persson. Hanno due bambini e un terzo è in arrivo. Ma il marito, affetto da mania depressiva, è ossessionato dal pensiero dei cinesi che «hanno la bomba atomica e non hanno nulla da perdere». Una donna, la maestra elementare Marta Lundberg, si avvicina e offre a Tomas qualcosa di caldo che egli rifiuta. Si lamenta del «silenzio di Dio» e, rimasto solo, guarda la fotografia dell'amata moglie, morta quattro anni prima; estrae dal portafoglio una lettera... è Marta che ha preferito scrivergli, perché «quando si parla ci si confonde». Sullo schermo vediamo il volto stesso di Marta e ascoltiamo la sua voce che pronuncia le parole della missiva in cui si rievoca un episodio dell'estate precedente quando Tomas rifiutò, disgustato, di pregare per un'eczema che ella aveva alle mani. Afferma di non credere nel sopranaturale, ma ammette che una sua preghiera è stata esaudita, avendo capito di amarlo. «Avevo chiesto una luce e l'avevo avuta. Ho chiesto uno scopo e l'ho avuto. Quello scopo sei tu. La mia profonda lacuna è di non saperti dimostrare il mio amore. Il mio solo desiderio è di vivere per qualcuno, ed è difficile. Ci rifletto ma non so nemmeno come si faccia». Quando torna Jonas Persson, il pastore non riesce a dissuaderlo dai suoi propositi suicidi. «Non ho la possibilità di aiutare nessuno» ammette «perché sono un cattivo pastore. Sono un povero rottame». Rimasto solo, aggiunge: «Dio perché mi hai abbandonato». Poi giunge la notizia che Jonas si è ucciso con un colpo di pistola. Nel susseguirsi di incontri, Tomas dichiara a Marta di non amarla e afferma: «I miei genitori hanno voluto che diventassi prete».
Giunto alla pieve, prima della funzione, incontra Algot che gli confida alcune sue riflessioni su la lettura del Vangelo. Secondo lui, il momento di massima sofferenza per Cristo fu quando invocò il Padre: «Dio, perché mi hai abbandonato?». È la stessa invocazione sfuggita poco prima a Tomas. Il pastore da inizio alla funzione. Forse le parole di Algot hanno suscitato in lui qualche bagliore di nuova speranza, qualche luce d'inverno.
In "Luci d'inverno" chi cerca Dio è un pastore protestante, vale a dire chi dovrebbe averlo trovato prima degli altri. È uno dei soliti paradossi bergmaniani. [... ...] Il film dedicato al silenzio di Dio è ricco di parole degli uomini. Come il precedente ["Come in uno specchio" n.d.r.], procede per scene, separate l'una da l'altra da sequenze che si possono considerare intermezzi. Ogni scena contiene un colloquio, ogni colloquio avviene tra il pastore e un altro personaggio, e pertanto costituisce una tappa dell'itinerario spirituale del pastore.
[... ...] Bergman sperimenta il peso dei suoi dubbi esistenziali, della sua crisi di coscienza, della sua tentazione di rifiutare la trascendenza. [... ...] bergman non racconta mai la conquista completa della fede. Racconta sempre il cammino che l'uomo percorre cercando la fede. A volte la trova, a volte non la trova, in certi momenti crede di averla trovata, in altri momenti scopre di dover ricominciare da capo. Presenta un frammento di realtà isolato nello spazio e nel tempo. I fatti che accadono in "Luci d'inverno" coprono lo spazio di una giornata, e si svolgono nell'universo chiuso di una chiesetta, una canonica, una pieve, un angolo di bosco nei pressi di un ruscello. In questo tempo e in questo spazio tutto in qualche modo è già accaduto e tutto deve ancora accadere. Il fascino discreto della poetica bergmaniana è forse proprio in questo pudore nel risolvere i problemi, quasi non volesse interferire con l'autonomia intellettuale dello spettatore. Certo, nel finale del film Tomas non è lo stesso di prima. Tutto quel che è accaduto fa parte del suo bagaglio personale e in qualche modo ne condiziona la vita futura. Nulla va perduto dell'esperienza. Tutto giova nella ricerca. Ma Bergman non ci dice chiaramente quale sarà la conclusione del pastore, anche se lascia aperta la porta alla soluzione più rassicurante, e cioè alla conversione. [da Ingmar Bergman di Sergio Trasatti Editrice Il Castoro S.r.l.]
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