SCHEDE FILM

INGMAR BERGMAN - Itinerari spirituali nel cinema moderno

Sala Esse - giovedì 30 maggio 1996

Il silenzio

Titolo originale

Tystnaden

Regia

Ingmar Bergman

Interpreti

Lissi Alandh (donna del varietà)

K.A. Bergman (giornalaio)

Eduardinis (i nani)

Leif Forstenberg (uomo del varietà)

Eduardo Gutierrez (impresario dei nani)

Hakan Jahnberg (cameriere albergo)

Eskil Kalling

Birger Lensander

Gunnel Lindblom (Anna)

Jorgen Lindstrom (Johan)

Birger Malmsten (L'uomo del bar)

Ingrid Thulin (Ester)

Nils Waldt (Bigliettaio)

Olof Widgren (un vecchio)

Soggetto

Ingmar Bergman

Sceneggiatura

Ingmar Bergman

Fotografia

Sven Nykvist

Musica

Ivan Renliden

Montaggio

Ulla Ryghe

Nazionalità

Svezia

Anno

1962

Durata (in minuti)

95

Produzione

Svensk Filmindustri

Distribuzione

Indief

La trama

Tornando a casa dalla villeggiatura, due sorelle, Ester ed Anna, sono costrette a fermarsi in un paese sconosciuto. Infatti Ester, alcolizzata e malata di petto, è in preda ad una grave crisi del suo male. Il contrasto psicologico tra le due sorelle, già preesistente, esplode in questa occasione in forma assai drammatica, e ne è innocente testimone Johan, il figlio decenne di Anna. Quest'ultima reagisce all"esasperato egocentrismo intellettuale della sorella concedendosi un'ennesima, sordida avventura con uno sconosciuto. Quest'episodio provoca la rottura definitiva fra le due donne. Dopo un drammatico colloquio, Anna abbandona nell'albergo la sorella morente e con Johan riprende il viaggio verso casa. Prima della partenza Ester affiderà al nipotino un biglietto contenente alcune parole che daranno, forse, la chiave del dramma umano.

Sergio Trasatti su "Il silenzio"

"Il silenzio" è ricchissimo di valori formali. Moravia lo definì «quasi allucinato a forza di concentrazione e di intensità immaginifica». È da ammirare la macchina perfetta che si snoda secondo uno schema semplice, inesorabilmente incalzante, dove nulla è casuale ma tutto è presentato come se lo fosse. Protagonisti assoluti sono i volti umani e la luce, nonché gli effetti che di volta in volta la luce determina su quei volti, a cominciare dall'eccezionale gioco delle primissime inquadrature, col sole dietro ai monti riflesso sul vetro su cui si rispecchia il bambino. L'andamento della narrazione è geometrico, a spirale. I tre personaggi vengono seguiti alternativamente con un montaggio parallelo, e i loro incontri a due a due si incastrano alla perfezione come se costituissero un sistema matematico di analizzare la realtà, o meglio come un dedalo predeterminato di azioni e reazioni. [... ...] Il legame con i precedenti film della trilogia è evidente nel titolo stesso, che in origine avrebbe potuto essere addirittura ·Il silenzio di Dioº se l'autore non l'avesse ritenuto «impossibile per un film». «Venendo dopo ·Luci d'invernoº, il film è la dolorosa presa di coscienza che un umanesimo senza Dio è impossibile - scrive il gesuita Luigi Bini. - L'umanità imputridisce nella morte e nella lussuria quando è abbandonata dall'"anima", cioè dai valori dello spirito...». Il rapporto tra i primi due film e il terzo [della trilogia, n.d.r.] è un rapporto non di chiusura del cerchio, di conclusione, e tanto meno di carattere moralistico. È piuttosto l'allargarsi di una problematica, l'ampliarsi di una provocazione.

[da Ingmar Bergman di Sergio Trasatti Editrice Il Castoro S.r.l.]

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