Autobiografia e storie di coppie

La pubblicazione nel 1987 dell'autobiografia "La lanterna magica" e l'uscita del film di Bille August "Con le migliori intenzioni" (1991), hanno gettato una nuova luce sui rapporti di coppia come vengono mostrati nei primi film di Bergman, come nelle sue sceneggiature. Il matrimonio dei propri genitori, voluto nonostante numerosi ostacoli e poi irreparabilmente deterioratosi, ha chiaramente lasciato tracce nel regista e influenzato il suo modo di considerare i rapporti fra uomo e donna. Se in tarda età ha trovato la forza di esporre apertamente il rapporto tra i propri genitori, in età più giovane tentò piuttosto di sublimare le dolorose esperienze personali nel cinema. Dopo essere fuggito di casa decise di sposare la ballerina e coreografa Else Fischer. Se i primi anni furono divertenti il matrimonio non tardò a sfasciarsi. Bergman si gettò nel lavoro, cercando di dimenticare la propria vita privata che andava a rotoli. Sciolta la relazione con Else, si sposò con un'altra ballerina coreografa, Ellen Lundström. Nel 1950 divorziò anche da Ellen e sposò Gun Hagberg. Se le prime due relazioni avevano ispirato film come "Prigione", "Sete", "Verso la città", "Piove sul nostro amore" in cui le storie d'amore sono travagliate, la relazione con Gun apre orizzonti diversi, una visione più lieve e solare: "Un'estate d'amore", "Monica e il desiderio" (1952); sebbene anche qui le storie d'amore siano condannate alla sconfitta, la passione e l'intensità con cui sono vissute ne giustificano pienamente l'esistenza. Indubbiamente il rapporto coi propri genitori, il rifiuto dell'irascibile padre, la ricerca di un rapporto con l'irraggiungibile madre, sono alla base di profonde inibizioni che, nei film, hanno generato conflitti sessuali. Qualche volta una malattia o un difetto fisico servono a simboleggiare questa repressione: la crescente cecità del capitano in "La terra del desiderio" (1947), la perdita della vista in un incidente di Bengt Vyldeke in "Musica nel buio" (1947), e gli aborti o, comunque, le morti di bambini che accadono in "Piove sul nostro amore", "La prigione". In alcuni film ("Sete", "Musica nel buio") il protagonista maschile è succube della donna; in altri ("Crisi", "La prigione") la donna non ha forza di carattere né fiducia in se stessa: le incertezze e le indecisioni causano diffidenza e rancore. Un'altra causa di conflitto nei film dei primi anni nasce dal desiderio di emanciparsi dagli imperativi religiosi della propria giovinezza. Il rifiuto del modello dei propri genitori, rigidamente obbedienti alle norme della religione, lo costrinsero a confrontarsi col vuoto, un vuoto contemporaneamente psicologico ed etico. Se Dio è morto, come affermano dallo schermo molti personaggi bergmaniani fra il 1945 ed il 1950, l'alternativa è il diavolo. E il diavolo s'incarna nell'altro sesso, vissuto come un mondo sconosciuto ed indecifrabile. Così molti personaggi di questi film si suicidano, sconvolti dal fallimento di una relazione sentimentale, dalla constatazione che nella vita le vicende di eros sono farraginose e stridenti e non scorrono armoniche e lievi come nei romanzi: Jack si spara per strada in "Crisi", il capitano Blom, reso pazzo per la cecità e la gelosia nei confronti del figlio, si getta da una finestra in "La terra del desiderio", Carolina si toglie la vita con un coltello in "Prigione". Nel 1949 gira ·Verso la città". La storia d'amore è senza speranza, ma è anche il primo film in cui i personaggi si scaldano al sole di un'estate svedese, in cui la sconfinata visione del mare offre una possibilità di fuga dalla grigia routine di ogni giorno. Gli ambienti ricostruiti in studio e i claustrofobici spazi dei film precedenti avevano sottolineato la dissonanza nei rapporti fra i sessi. Da qui il regista sembra emergere dalla scura penombra della sua rivolta e sorda sofferenza giovanile. [M.B.]

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