
SCHEDE FILM


Titolo originale
La passion de Jeanne d'Arc
Regia
Carl Theodor Dreyer
Nazionalità
Francia
Anno
1928
Durata (in minuti)
84
Interpreti
Jacques Arna (giudice)
Antonin Artaud (Jean Lemaitre)
Jean Aymé (giudice)
André Berley (Jean D'estivet)
Jean D'yd (Guillaume Evrard)
Renee Falconetti (Jeanne D'Arc)
Henry Gaultier (giudice)
Paul Jorge (giudice)
Leon Larive (giudice)
Fernand Ledoux (un frate)
André Lurville (giudice)
Henri Maillard (giudice)
Alexandre Mihalesco (giudice)
R. Narlay (giudice)
Ravet (Jean Beaupere)
Maurice Schutz (Nicolas Loyseleur)
Michel Simon (Jean Lemaitre)
Eugene Sylvain (Pierre Cauchon)
Soggetto
Joseph Delteil
dal romanzo Vie de Jeanne l'Arc e degli atti del processo
Sceneggiatura
Carl Theodor Dreyer
Fotografia
Rudolph Maté
Musica
Victor Alix
Leo Pouget
Produzione
Societe General de Film
Distribuzione
Globe
Note
Consulenza storica: Champion Pierre
Dialoghi: Yvan Noé
Scenografia: Jean Hugo
Costumi: Valentine Hugo
Ass.: Paul la Cour e Ralph Holm.
La trama
Giovanna, fatta prigioniera a Compiègne, viene giudicata dal tribunale ecclesiastico, essendo accusata di eresia. Dopo aver resistito a tutte le pressiGiudiceoni morali e alle torture inflittele, viene condannata al rogo e bruciata sulla pubblica piazza il 25 maggio 1431. La folla inferocita assale le guardie; ma la ribellione viene crudelmente repressa.
Parola di... Carl Theador Dreyer
La pulzella d'Orleans e gli eventi che la condussero a morte cominciarono a interessarmi il giorno in cui la canonizzazione della pastorella, avvenuta nel 1924, richiamò l'attenzione del grande pubblico - non solo francese - su quelle vicende storiche e sui processi di cui essa fu al centro. L'ironico dramma di Bernard Shaw, come pure l'erudita dissertazione di Anatole France, riscossero enorme successo. Man mano che quella storia mi diventava familiare, cresceva in me il desiderio di portare sullo schermo il periodo più importante della vita della fanciulla.
Fin dal primo momento mi resi conto che un simile progetto presentava notevoli difficoltà. Forse, se avessi trattato il tema in linea con i film in costume, non mi sarebbe stato difficile rievocare il clima culturale del XV secolo, ma il tutto si sarebbe ridotto semplicemente a un confronto con altre epoche culturali. La cosa importante era far sì che il passato inghiottisse lo spettatore: i mezzi per riuscirvi c'erano, ed erano molti e nuovi.
Per prima cosa era necessario studiare a fondo i documenti del processo di riabilitazione; non studiai, invece, le mode e i costumi dell'epoca, perché secondo me la data della vicenda come anche la distanza che la separava dal nostro tempo, erano fattori trascurabili.
Volevo cantare il trionfo dell'anima sulla vita. Non a caso, quindi, scelsi quegli elementi espressivi che, da singolari primi piani, parlano all'animo forse commosso dello spettatore. Tutte quelle inquadrature esprimono il carattere del personaggio che presentano e lo spirito del tempo.
Per amore della verità rinunciai a ogni "abbellimento". I miei attori non toccarono ciprie né cosmetici. Anche nell'allestimento delle scene ruppi con la tradizione: per l'inizio delle riprese volli che gli architetti avessero pronti tutti quanti gli scenari e tutto il resto: dalla prima all'ultima, le scene vennero girate nel loro ordine naturale.
Rudolf Maté, che era alla camera, seppe piegare i primi piani a tutte le sfumature della psicologia drammatica e mi dette quello che era il mio intendimento, il mio modo di sentire e di pensare: il misticismo fatto realtà.
Ma nella Falconetti, che impersonava Giovanna, trovai, se mi è permesso usare un'espressione un po' azzardata, la "reincarnazione della martire".
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